home PRIMA SQUADRA I doni del Castello. Cernusco – Seregno

I doni del Castello. Cernusco – Seregno

E alla fine è arrivato il sole. Non caldo ma abbozzato, non luminoso ma pallido. Ma è arrivato anche se domenica sarà Nuvologno. L’era glaciale con la sua onda di partite annientate è terminata e quello che rimane del Cernusco torna ai pascoli per salvare il raccolto.
Le cicatrici che la neve aveva sepolto sotto il suo soffice manto sono guarite ma non sono scomparse e mano a mano che il campo torna alla vita ecco sovvenire anche lo spirito del castello mai domo. Teatro di mille battaglie il Castello vedrà per l’ultima volta i suoi beniamini sfidarsi sul suolo nativo e come un premuroso padre per ricambiare il favore ha deciso per una volta di essere magnanimo e approfittando del disgelo ha deciso di far trovare a i 22 fortunati runners i doni della sfida…

Il primo oggetto ritrovato nei ghiacci dal team Lasorsa, alla guida della squadra dei ghiacci, è stato un tacchetto, alto e appuntito, quasi levigato come un arma con residui di vasellina. Il C14 lo ha datato prima linea, era di un Mucci o di un Martorini usato fosse come un’arma in battaglia. Un dente, di Dalla Mariga caduto al suolo dopo l’incontro con Orifiamma. Tracce di tape sono state trovate ai bordi dei ghiacci, finiture di guerra appartenute alla armatura di Ironman Travaini oppure ai gambali di Carlo Vagliani.
Nei fanghi ecco emergere una canottiera ancora intrisa di odori da discoteca, forse un feticcio ancestrale di Rescigno per placare i suoi dei. Quasi sommerso ecco un ricciolo dorato, perfettamente conservato, resti della chioma che rende immortale Chiesa privandolo però della visione dei colori. Poi vicino ai pali eccolo, il conetto, c’ancora con quasi tutti i nomi forgiati nel campo e usato come arma finale da Sironi il saggio e dal giocatore più forte del mondo, Cerutti l’airone nella sua continua avventura da numero 12. Il campo vuole vengano restituiti i simboli, come la croce a due facce che unisce per sempre fedeli e infedeli come LaMattina e Filippis o una enorme impronta di gigante dei cingoli di Super 8 Assandro rimasti scolpiti nel campo a monito di compagni e avversari. Nel campo anche un resto animale, maleodorante usato come concime dagli antichi l’analisi spettrografica rivela sia un merdodred di Caserini.
Quasi congelato è stato ritrovato lo zar Coropcean, pur avvezzo alle sferzate del Buran e salvato dal cuore grande di Amore pilastro anche lui di una squadra che per forza di cose dovrà uscire dalla glaciazione e tornare a combattere con quello tutto che ha ancora da dare, ovvero la voglia, quella che nessun ghiaccio potrà mai lenire. Ognuno ha lasciato qualcosa al Castello, e adesso è proprio lui che  rivuole i suoi guerrieri nell’ultima impresa sotto le banderuole …
Alle 14.30 al Castello

»crosslinked«

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi