Under18: “…e poi ci sono le occasioni in cui ti dici …”

1 Feb 2020

Si sa che il Natale quando arriva, arriva. Certe volte sei pronto, hai fatto la spesa per il pranzo, addobbato l’albero e comprato tutti i regali e altre volte arriva la sera della vigilia che devi ancora tirare fuori le statuine del presepe.
Col fischio d’inizio è la stessa cosa. Ci sono le volte in cui ti fai trovare pronto, a posto, pulito e pettinato dietro al calciatore e poi ci sono le occasioni in cui ti dici “uè va che belle facce simpatiche hanno i nostri avversari, andiamo a conoscerli più da vicino!” e parti, assieme a tutti i tuoi compagni di squadra, molto prima che il 10 abbia preso in mano la palla per il drop d’inizio gioco.
Questo è quello che è successo ai nostri ragazzi contro i Raptors, seconda partita valevole per il campionato regionale FIR Under 18, davanti ad un folto pubblico e sotto i riflettori dei fratelli maggiori della prima squadra.

Una volta battuto il record mondiale per il fuorigioco più numeroso del mondo, torniamo a centrocampo per una mischia ordinata. Forse per recuperare un po’ di credibilità di fronte al pubblico o forse per far capire agli avversari di che pasta è fatto il CE, i nostri mettono subito pressione sulla mischia avversaria, guadagnando la palla e partendo all’attacco.
La partita appare un po’ confusa nelle fasi iniziali, tra passaggi ricevuti di testa e attimi di indecisione perché nessuno dei due tallonatori capisce chi debba battere una touche.
Ne approfitta Sean che, al termine di una bella risalita del campo alla mano, prende la palla, finta il passaggio e si tuffa verso la meta del 5 a 0 dopo appena 10 minuti dal calc… pardon, dalla mischia d’inizio.
I Raptors tentano subito la reazione, ben contrastata dai nostri che difendono egregiamente dimostrando che il lavoro fatto sulla salita difensiva ha dato i suoi frutti. Entrambe le squadre sono molto determinate e i nostri avversari si fermano a pochi metri dalla linea di meta. Guadagniamo un turnover per palla ingiocabile ma il calcio che ne consegue consegna la palla al 10 avversario che, con uno slalom degno del miglior Alberto Tomba, arriva dritto in mezzo ai pali e trasforma: 5 a 7.

Gio e Jaki con qualche sportellata ci riportano subito in zona punti. Purtroppo i passaggi oggi risultano un po’ imprecisi e i molti avanti che ne conseguono ci spezzano il ritmo e non ci permettono di ottenere il massimo dalle azioni costruite. Restiamo parecchio tempo nei 22 avversari senza però portare a casa punti. La pressione che mettiamo agli avversari è comunque talmente alta che li costringiamo a calciare in touche per togliersi dalla propria zona rossa.

Dopo quasi un quarto d’ora di lotta serratissima, riusciamo a rubare una touche e consegnare la palla a Barney che ci regala uno splendido coast-to-coast. Manca ancora la trasformazione, ma torniamo in vantaggio, portando il tabellone sul 10 a 7.
Il pubblico esplode! Simone-papà-di-Barney si aggrappa al più classico dei “tutto suo padre!” gridato a squarciagola da bordo campo, che viene inspiegabilmente accolto da un’ondata di ilarità. Come se qualcuno potesse avanzare dubbi sulle doti atletiche di Simone… mah… (Simo scherzo, va che ti si vuole bene, soprattutto da quando prima delle partite baci tutti).

Alla ripartenza Jaki ci regala una perla di vera ignoranza rugbystica quando riceve il pallone, prende di mira un avversario, mette giù il gettone e nell’esultanza generale lo ribalta come un omino del subbuteo. Continuiamo a macinare molti metri ma sono ancora una volta gli errori di trasmissione della palla che ci impediscono di arrivare in meta.
Sfruttando una palla rubata in touche, Rina si lancia in una galoppata solitaria e viene fermato a meno di cinque metri dalla linea di meta. Manteniamo il possesso e con una sventagliata stavolta precisissima, riusciamo a lanciare in meta Gio che al 34mo minuto ci porta sul 15 a 7, appena in tempo per la fine del primo tempo.

La ripresa parte nel peggiore dei modi. Rina, palla in mano, viene fermato correttamente ma molto duramente dagli avversari e resta a terra. Il gioco continua per qualche minuto con il dottore in campo che cerca di dare assistenza come può. A gioco fermo Rina è costretto a uscire tra gli applausi per quella che si rivelerà una sospetta (speriamo non confermata) costola incrinata.
I ragazzi in campo fanno però subito onore al sacrificio del compagno, lanciando Gio in mezzo ai pali per la meta del 22 a 7, grazie alla trasformazione di Daniel.

I ragazzi riescono, per ben due volte, a costruire delle ottime maul che in entrambi i casi ci fanno guadagnare molto terreno e ci permettono di ottenere un importantissimo vantaggio a 5 metri dalla meta avversaria.
Forse per colpa della stanchezza non riusciamo a concretizzare, ma la determinazione in difesa resta altissima e blocchiamo la controffensiva dei Raptors già praticamente in area di meta.

I nostri avversari, che già in pre-campionato avevano fatto notare la loro capacità di recupero, continuano a martellare e al trentesimo della ripresa accorciano le distanze con una bella meta trasformata che porta il punteggio sul 22 a 14.
A bordo campo iniziamo a guardare nervosamente l’orologio. Quando mancano 6 minuti allo scadere, concediamo un calcio di punizione che, se trasformato, potrebbe dare una svolta decisiva alla partita, infondendo sicurezza nei nostri avversari e lanciandoli verso un pareggio o addirittura un sorpasso. Il pubblico organizza rapidamente dei riti voodoo collettivi che evidentemente danno buoni frutti, perché per la prima volta il 10 dei Raptors, fino ad allora impeccabile, sbaglia il calcio.

La partita finisce non prima che Daniel ci regali una vera chicca: il primo calcio di punizione nella storia del rugby battuto all’indietro, che dalla metà campo ci rispedisce a battere la touche nei nostri 22.
Daniel, di la verità: speravi di cavartela senza una menzione d’onore nell’articolo? No, eh!

Il punteggio finale (22 a 14) parla di una buona prova dei nostri, di un’avversario davvero determinato e che solo il gran lavoro in difesa di tutta la squadra ha saputo arginare. Ma racconta anche di qualche imprecisione di troppo nei passaggi su cui certamente gli allenatori sapranno lavorare in campo.

E mentre Nico si gode la gloria del migliore in campo, a noi non resta che dirigerci uniti e compatti verso la spina della birra e la pasta di Cecco, già nominata al Nobel per la pace per come aiuta vincitori e vinti a sentirsi una squadra unica.

Che altro dire se non: Forza CE!

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