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Coyotes a Farnham – Il rugby è tornato a casa

“Nel 2015 il rugby tornerà a casa”.

Così Paul Brooker nella sua (quasi) impeccabile giacca a strisce gialle dei Lumaconi di Farnham chiuse la magnifica tre giorni di Esztergom nel giugno 2013, rimandando all’EVRA 2015.

I Coyotes, freschissimi detentori della Jeff Butterfield cup, da quel momento erano già in Inghilterra. Certo non con il corpo, ma con la mente si. La macchina sempre impeccabile dell’organizzazione coyotesca ha prodotto il suo comitato, che ha pianificato la trasferta nel migliore dei modi.

Due anni sembrano lunghi, ma tra amici volano, e così è arrivata. Non ha deluso.

Sempre difficile descrivere le sensazioni che una trasferta di questo tipo ti lascia, da tutti i punti di vista. Da parte mia mi piace semplicemente riportare quelle che sono le parole che rimarranno per sempre nei nostri ricordi, che da sole significheranno inevitabilmente “quella volta a Farnham”. Le gesta degli eroi e i commenti tecnici li lascio invece a chi ha trovato davvero le parole giuste.

Jeff Butterfield award – A noi è sempre piaciuto chiamarla l’urna…l’abbiamo coccolata, l’abbiamo raddrizzata (grazie Baronca!), l’abbiamo riportata lucida lucida. Inutile dire che ci sarebbe toccata di nuovo, alla luce di quanto visto, ma alla fine è andata ai Vichinghi, grazie al loro sguaiato urlo di battaglia che è rimasto tale nei secoli. Briachi allora, briachi ora. Ciao urna, ci rivedremo presto

Nera Nera bianca – l’unico credo, la ragione di vita, il dettame dei Coyotes. Muggiò, Giglio e collaboratori negli ultimi mesi arrivavano in campo armati di trapano per infilarci in testa il più semplice degli schemi. Buca e ribuca qualcosa è entrato ed è rimasto. Quanta fatica, ma ne è valsa la pena.

Privet drive – prima di entrare a Farnham, pensavo che facesse parte del mondo di Harry Potter, e invece quello è decisamente più reale delle viuzze di questa cittadina inglese, immersa nelle brughiere del Surrey

“Bello lo scudetto Henry” – E’ diventato peggio di uno spot pubblicitario. Simbolo dell’italian style assieme alle mitiche felpe, ha folgorato le volgari masse degli europei. Abbiamo un grande stilista, ma certo la concorrenza non è proprio spietata.

Fish & chips – da cibo simbolo inglese, un po’ disprezzato da noi buongustai, è diventato un agognato piatto da ricercare negli splendidi pub inglesi per placare la fame che i Lumaconi ci hanno fatto patire. Surclassati anche dagli Ungheresi alluvionati. Ahhh quanto ci sono mancati i terzi tempi del buon Fungo.

Le verdurine della cena di gala – Le ventoline dei cessi del Premier Inn di Aldershot sono andate fuori giri. Qualcuno accusa ancora i postumi. E mi fermo qui

L’erbetta dei campi inglesi – quella sì, splendida. Un materasso.

Querce secolari – Quelle segate da Re Giorgio durante le notti di riposo, soprattutto quella di venerdì. Il buon Gatto lo ha perdonato. Delle coppie di fatto che si sono create al Premier Inn, sicuramente quella più caratteristica. Come il bastonato alla fine si affeziona al bastonatore, Gatto ha confessato che Re Giorgio gli mancherà. Aspettiamo news

Mario Bagnino – Il Placcaggio con la P maiuscola. Punto.

Tranquillità – quella dispensata da Campa in ogni istante

Il capitano dei Polacchi – Dopo le promesse fatte in vista di EVRA 2017, è entrato nella schiera delle leggende assolute. Re del bunga-bunga nell’immaginario collettivo.

Don Pedro – Alla ricerca disperata di Miki e Pinguino, ha dovuto raccogliere per ben due volte la palla in meta, incredulo. Sta ancora aspettando che Lolli acconsenta alla sua richiesta domenicale di match ad oltranza per provare ad entrare almeno nei nostri 22, quando la gente preparava già il bagaglio per il ritorno. Galiziani comunque sempre presenti con i Coyotes sotto il palco al ballo del sabato sera; una fazza una razza

Altre ce ne sarebbero, ma lo spazio è poco.

Questo è invece il luogo adatto dove ringraziare senza falsa retorica.

A nome degli old non veterans, grazie a Fornaroli, Muggiò, Giglio, Mino e ai veterans del CE loro collaboratori che si sono sbattuti e si sbattono in campo per insegnarci qualche cosa. Se da una squadra di “rubbi” stiamo diventando pian piano una squadra di rugby è ovviamente merito loro. Se le trasferte di questo livello diventano un gran divertimento anche dentro al campo, e non è banale, è merito loro,

Un ringraziamento ai compagni di viaggio non giocanti, mogli, compagne e figli che hanno diviso con noi questa esperienza, che ci hanno fatto una bella compagnia e che hanno tenuto un filo diretto con le altre in Italia, in trepidante attesa del fatidico “tutto intero” alla fine di ogni partita.

Grazie anche a quei Coyotes che per forza maggiore non hanno potuto partecipare; loro erano comunque sempre con noi, e si sono fatti sentire. E non è una frase di circostanza

Grazie ad Abo e Sergio, due amici veri dentro e fuori dal campo.

Prima delle parole delle eminenze coyotesche, mi piace molto chiudere con una frase, scritta a caldo da uno di noi, che racchiude molto del mondo coyotes:

“Come ho detto a qualcuno, farò sempre di tutto, anche l’impossibile, per essere con voi in queste bellissime trasferte. La vita è strana e certe occasioni devono essere prese al volo. Grazie davvero. Mai avrei pensato di incontrarvi…”

Ci rivediamo tra due anni in Polonia, Nera nera bianca… e qualche sfumatura di grigio.

Giova

Statistiche di rito:

Mete – Prof (3), Henry (1), Re Giorgio (1)

Avversari KO – Gatto (1)

Migliore in campo – I COYOTES tutti

Best cazzata – Giglio. A centrocampo su punizione a favore sentenziava: “Entra la mischia, punto di incontro, io calcio e andiamo in touche”. Detto fatto: punizione contro per calcio non consentito al di fuori dei 22 nel regolamento old.

Le parole di capitan Mino

Bilancio della trasferta ampiamente positivo sia in termini di divertimento, di risultati e anche di gioco.

Dal punto di vista tecnico cominciano a vedersi i risultati, sia di squadra che nei singoli, di quanto fatto nell’ultimo anno di allenamenti.

Dal punto di vista del gruppo? … Siamo compagni di squadra in campo e amici veri fuori, credo che questo valga più di ogni altro commento.

Felice ed orgoglioso di essere il vostro capitano!

 L’angolo tecnico, a cura del coach Maurizio “Muggiò” Isolani

1° giorno

1^ partita con i Galicia old boys.

Due anni fa a Esztergom ci hanno rifilato due mete con estrema facilità ed erano convinti di bissare il risultato, in questi due anni non hanno fatto grossi progressi e, nonostante i 60 giocatori a disposizione, non sono riusciti a segnare, noi invece siamo cresciuti e glielo abbiamo dimostrato nei primi cinque minuti; nera-nera-bianca meta, nera-nera-bianca seconda meta.

2^ partita con Agronomia Portugal.

Poco fisici, molto tecnici e molto veloci, una perfetta squadra di veterans. Siamo riusciti a prendere le misure e alla fine del primo tempo eravamo ancora 0 a 0, con loro che iniziavano a innervosirsi perché avevano vinto le altre partite 7/8 a 0. Un piccolo mis-understanding con le regole (il 9 può partire e l’8 no) e ci hanno fatto due mete, tutti i Coyotes finiscono la partita abbaiando…..

3^ partita con i cechi Moravian Eagles.

Squadra molto pesante e fisicata un po’ troppo lenti e per niente organizzati. Tre belle mete nostre e bel gioco di tutto il branco.

4^ partita con Porto old greens.

Stesso tipo di gioco dell’altra squadra portoghese( con l’aggiunta dei due buoni degli altri portoghesi e di un paio di inglesi). Un paio di elementi ci hanno fatto penare e sono andati in meta due volte. Partita comunque molto combattuta e giocata bene dai Coyotes sia in difesa che nei (pochi) attacchi.

La prima giornata è stata un successo, abbiamo giocato ad un livello mai raggiunto finora, le sostituzioni non abbassavano la qualità delle azioni neanche nelle partite con gli ottimi portoghesi.

2° giorno

Lasciamo perdere, la pessima organizzazione inglese ha fatto si che le poche squadre rimaste arrivassero alla Domenica mattina senza nessuna voglia ne energia per giocare. Più che Coyotes sembravamo mucche che guardano il treno passare.

Una sconfitta con i belgi del Boitsfort e un pareggio con i galiziani in cerca di rivincita non hanno reso meno scialba la giornata rugbystica.

22 Coyotes, un babbione (Abo) e un polletto (Brontolo) hanno fatto un figurone, qualche incomprensione, qualche botta, qualche errore non hanno sminuito una prestazione eccellente.

Nei due anni che ci separano dalla Polonia avremo molto da lavorare, ma partendo da qui possiamo solo migliorare e magari battere i polacchi a casa loro.

Le pagellonze degli eroi – a cura del Sindaco

Mino – E’ il capitano, e su questo non si discute. Ma ciò che la scienza sta discutendo è come sia possibile che circa 100kg di carne e luppolo possano trotterellare per un campo da rugby senza le ginocchia. Ma si sa, la scienza, di fronte ai misteri della passione, non ha risposte. PASSIONARIO

Roberto il Buliccio – Il tallonatore d’achile era presente anche a Farnham, come ad ogni torneo a cui i Coyotes hanno partecipato negli ultimi anni. In campo, come fuori, gli anni non contano, l’importante è esserci. E lui c’e’ sempre. ONNIPRESENTE

Sergio Brontolo – Si dice che gli ospiti sono come il pesce: dopo tre giorni puzzano. Ma dopo tre giorni Sergio, con la sua costola dolorante, è riuscito a dare sempre ciò per cui era lì: il massimo. Sempre pronto ad entrare in aiuto delle nostre prime linee. Da antologia del rugby è la pettinata che si è dato prima della prima partita. Qualcosa da raccontare ai nipotini. PETTINATO.

Bubah – Averlo a fianco o davanti è sempre una garanzia e una sicurezza. Dietro, fortunatamente, non ho mai provato. Non molla mai e il fiato è l’unica cosa che ogni tanto lo abbandona. Ma si sa, i grossi omoni di mischia il fiato lo usano per cose più futili. Tutto il resto c’e’ sempre. SICUREZZA

Mario Bagnino – Davvero un ritorno alla grande. Chi di noi l’ha conosciuto solo come il “dolce” allenatore dei nostri cuccioli è rimasto a bocca aperto nel vedere le sue entrate in raggruppamento, i suoi sostegni e soprattutto le sue placcate chirurgiche. Grande acquisto per i Coyotes. Probabilmente uno dei migliori in campo. Mi viene solo in mente il film “non ci resta che piangere”: GRAZIE MARIO.

Abo – Nel rugby un uomo di peso serve sempre e Abo si è aggiunto fortunatamente a questa comitiva di giovani giocatori. Ci ha regalato svariati minuti di gioco, delle barzellette epocali e una spalla, tutti doni che abbiamo apprezzato tantissimo. Ti aspettiamo almeno una volta all’anno. BABBO NATALE.

 Nani – Non è solo una presenza imponente in campo. E’ ciò che ognuno di noi giovani rugbysti vorrebbe essere: forte, determinato, costante, gentile, rispettoso, generoso e presente. Non ha tradito le aspettative di nessuno e il solo fatto di averlo in campo ha tranquillizzato i giovani e spronato i vecchi. IMMENSO.

Giorgio – Ad una certa età il fiato dovrebbe mancare, ma questa regola, a quanto pare non vale per Giorgio. presente in ogni parte del campo, mai fuori posto e pronto a fare il proprio dovere quando serviva. Speriamo solo che l’esperienza da trequarti non gli faccia troppo montare la testa: ricorda che la meta l’hai fatta da uomo di mischia. OPERAIO

Giovannone – E’ stato il parafulmini di tutte le botte. Stavolta se la sono presa con il suo dolce e gentile faccino, colorando i suoi occhietti e rompendo il suo nasino. Siamo sicuri che la capitana non ci rimprovererà per come gliel’abbiamo restituito. Le sue entrate nelle nere sono state travolgenti e qualcuno dei nostri avversari ancora se le ricorda. TRAVOLGENTE

Daniele – “Il mio posto è la” cantavano i Pooh quando il Buliccio aveva già numerosi cap alle spalle. Ed è quello che ha deciso Daniele per il suo ruolo. Lui ha dimostrato che deve stare da quelle parti, tra la seconda e la terza linea. A prendere schiaffi e a schizzare in mezzo ai pachidermici piloni, facendo impazzire le lente seconde linee avversarie che devono faticare molto per prenderlo. TROTTOLA.

 Gatto – Un’altro dei misteri della vita è come una persona simpatica e gentile fuori dal campo come Silvestro si possa trasformare in Gatto in campo. Impossibile passare se c’e’ lui davanti. Se cerchi di placcarlo è probabile che te ne torni nelle Fiandre con una spalla rotta. E poi diciamolo: dopo la testata che ha preso nella seconda partita è decisamente migliorato. PANZER.

Ste – Al contrario di Gatto, forse perchè si chiama Canino, Ste non è una cosa strana: rompiballe fuori dal campo e rompiballe in campo. Presente fuori e presente dentro al campo. Generoso fuori e generoso dentro al campo. Insieme a Gatto forma una grande linea difensiva ed è difficile trovarlo fuori posto. Al massimo lo si trova in fuorigioco. COSTANTE

Ross – E’ riuscito a portare a termine un torneo senza incazzarsi con l’arbitro e senza farsi espellere. Ha pazientemente aspettato il suo momento in panchina. Si è subito le nostre lamentele per gli inconvenienti dell’organizzazione. E si è sobbarcato le lamentele dell’organizzazione su alcune nostre, fasulle, marachelle. E il tutto senza mai perdere le staffe. Signori e signori, un nuovo Ross è nato! ZEN

 Baffo – Fulvio è uno che prenderebbe a calci nel culo Peter Pan, se lo avesse sottomano. Mai un lamento dovuto alla sua età avanzata (è il più vecchio del gruppo), mai un sentore di stanchezza o voglia di uscire e, finita la trasferta, sul pullman a Malpensa stava già facendo i conti per la trasferta in Polonia. D’altra parte è tipico dei giovani come lui fare queste cose. GIOVANE

 Giglio – Da vero fetish le sue scarpette giallo-frocio, tanto che a volte hanno distratto lo spettatore durante le sue impeccabili azioni. Credo che in pochi abbiano colto lo scintillio satanico nei sui occhi quando Ross è tornato e ha detto: “il nove puo’ ripartire”. E lui, appena ha potuto, è ripartito a BOMBA.

 Lolli – Lo sanno tutti quanto mi stia sulle balle il Lolli: è bello, simpatico, intelligente e le donne lo adorano. E se a questo aggiungiamo come ha giocato in questa trasferta allora il mio diventa vero e proprio odio. Inascoltato troppe volte al grido “Nera” o “Bianca”, non si è mai perso d’animo. Da grande voglio fare il fare il Lolli. OLIMPO

 Mapelli – “Corri Mapelli! Corri!” gridava il Fornaroli qualche lustro fa. E Mapelli lo fa. Sempre, anche quando si trova nella strana condizione di centro o apertura. E’ andato a sbattere contro gli avversari un numero indefinibile di volte. E pare non abbia riportato danni evidenti. Qualcuno dice che si è anche divertito a placcare. RUNNER

Henry – Ha fatto letteralmente chilometri su e giù per il campo. Il coach prima di ogni partita: “henry devi stare dentro, non ho cambi per te”. Lui in cambio ha lasciato sul campo mezza caviglia, un tocco di milza, un paio di chili di polmone e una meta da centro perfetto. Ma dal cielo sono arrivati alcuni minuti in meno da giocare e fortunatamente ha potuto godersi il meritato riposo. GUERRIERO

Jerome – Lo so, non capisco un cazzo di rugby, ma secondo me Jerome, dopo Luca Fewwawi, è il miglior giocatore del mondo. Velocissimo, sempre disposto bene, aggressivo quanto basta e gran possesso di palla. Nella seconda partita, primo tempo, ha dato spettacolo contro i velocissimi portoghesi. Non ha mancato un placcaggio e ha rotto le balle a tutti gli avversari che si ritrovavano la palla in mano. ZANZARA

Campa – Lui gioca a rugby da tempo e si vede. I suo placcaggi alle caviglie sono inarrivabili per molti di noi. Le sue corse a destra e sinistra potrebbero mettere a dura prova la resistenza di Danilo. Ma lui si è divertito. Sembrava un bambino appena uscito da un negozio di giocattoli. E ha fatto divertire anche noi. Grande acquisto per i Coyotes. FOLLETTO

Chicco – L’ala gli va sicuramente stretto come ruolo. E prima o poi arriverà la giusta promozione a centro. E’ riuscito a bloccare un azione avversaria in cui era (come al solito) da solo contro tre. Non si arrabbia mai e quando può aiuta i suoi vicini. Dove lo metti sta e fa quello che gli dici di fare. SECCHIONE

Prof –  Nera, nera, bianca e meta. Nera, nera bianca e meta. E a concretizzare le due perfette azioni c’era lui, il prof. Anche se, a dire il vero, la meta migliore è stata la terza, con un cambio di direzione degno di Mapelli. Grande lavoro anche in difesa, soprattutto con i portoghesi, a cui ha lasciato pochi spiragli. “Corri prof! Corri!” è il nuovo grido del coach. MITICO

Oce – Grande ritorno sui campi da gioco. Avere uno degli allenatori della prima squadra è stato davvero un grande onore per noi. Pochi minuti sono bastati per farci capire che, ancora qualche tempo e qualche allenamento e Oce CE.

 Il sindaco ( a cura del prof) – Nel momento in cui l’ultimo Coyotes ha messo piede al terminal 2 di Malpensa per partire…il Sindaco aveva già vinto. Sempre presente, dentro e fuori dal campo, un computer (guarda caso) che gestisce miriadi di informazioni, le elabora e ne trova la soluzione…fa e disfa quello che vuole…insomma potrebbe gestire e organizzare il prossimo expo…gli inglesi di fronte alle sue proposte rimangono senza parole. In campo è “semplicemente” l’incarnazione di quello che nella palla ovale viene definito come concetto di utilità…sempre pronto a farsi il culo e a fare qualsiasi ruolo con cuore e grinta ed incitare i suoi canidi fratelli. Come dice il buon Danilo…il sindaco è di tutti e tutti sono del Sindaco. THE MAYOR.

 Muggiò – Il coach non va mai valutato. Il coach ha sempre ragione, il coach ci cazzia sempre e il coach non ci lascia mai da soli. Dire che il miglior giocatore sono stati i Coyotes ci ha commosso, perchè ognuno di noi sa quanto in realtà ha contribuito nel gioco. Non fa mai pesare troppo se qualcuno fa cazzate e non si distrugge in complimenti con chi ha fatto miracoli. Insomma, non si deve valutare il coach, ma il nostro è davvero ok. SUPERCOACH

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