home STORIA Paoletto Faina 1993 – 2014

Paoletto Faina 1993 – 2014

Ho iniziato a giocare a rugby in primavera, non avevo la patente. Biè aveva la Mini e andavamo a Cernusco insieme a suo fratello Guido e a Giovanni Astolfi. Un Canguro si aggirava per la Martesana, Ivan volava come una farfalla e pungeva come un’ape, le maglie erano di una brutta lanaccia rossa e si riempivano d’acqua. La prima sensazione fu quella di aver trovato una famiglia.

Il Villa serviva panini farciti di un insospettabile humor inglese e l’ANPI regalava un terzo tempo d’altri tempi, a base di cassoeula fredda e vino caldo.

Poi la premiata ditta Fornaroli & Franzosini. Fare meta era facile, giocando all’ala. Apertura Rigoldi, centri Ilari e Mapelli, ali Giovanni ed io, estremo Beppe. Giocare mediano se non c’era Giglio? Ancora più facile con una terza linea tipo Boss, Mosè e Davide Cremascoli.

Fra inerziali pallogeni e pisellidi i personaggi mitologici si sprecano: c’è stato chi si è perso a cercare ricci durante gli allenamenti, chi ha limonato con Fornaroli, chi ha fatto mete da pizzaiolo, chi ha preso a testate blocchi di ghiaccio, chi era coperto da un folto e lucido manto da mustelide, chi è venuto una volta, chi è rimasto dal 1979.

Troppe le partite e le storie memorabili per ricordarle tutte: la trasferta di Cecina e l’impresa dei 15 nani, gli isotopi, i sevens di Rho e Rozzano, le vecchigiovani in cascina dai Brambilla, i giardini di Poseidon, i bagni nel naviglio, il grigio e l’amaranto, i ragazzi sani.

Se giochi a Cernusco sai che la nebbia che si alza dalla Martesana vuol dire casa, che se non vai via prima delle 11.30 poi fai le 3, che il 39 viene prima del 40, che non si beve con la destra e non si risponde mai “chi?”. Sai giochi a Cernusco pensi che i salici piangenti sul Naviglio siano i più belli del mondo, che le docce del 40 siano la grotta di Playboy, che la pasta del Cecco meriti tre stelle Michelin, ed è vero perché sei insieme si tuoi amici.

Troppi fratelli maggiori e maestri per citarli tutti: Mino, Boss, Mapelli, Giggi, Misero, le famiglie Brambilla, Nick, Mosè, Damiani, Cecco, Michelino, Giglio, Lolli, Fornaroli, Paolone, Beppe, Braida, Ponch, Panda, Gonzo, Q, Ciccio, Carletto, Perli, Campa, Fulmine, Anto, Duccio, Scalvo, Cozzi, Bobo, Calo… Troppi figli e amici per abbracciarli tutti: Topo, Jack, Cinque, Zeus, Grinch, Ema, Jacopino, Michele, Zamunda, Tommy, Dipe, 98, i balordi di Treviglio, Cresta, Vito, Maria, Ale, Filo, Caparezza, Dudi, Gabbo, Parola, Amore, Sentenza, Deca e tantissimi altri che avranno la bontà di scusare le dimenticanze di un vecchio cervello segnato dal rugby.

Abbiamo iniziato come una piccola iniziativa fra amici e, un passo alla volta, stiamo creando la storia di un grande club, che prima di tutto è una famiglia. Non abbiamo mai avuto bisogno di grandi campioni (o presunti tali) e di progetti faraonici (che stanno in piedi solo a parole), ma di una maglia grigio amaranto e di un paio di birre; di una squadra di rugby che sa vincere, sa perdere e sa vivere insieme.

Non avrei mai potuto giocare neanche un minuto da un’altra parte e non l’ho fatto. Per quel poco che sono stato in grado di darvi e quel tutto che mi avete dato voi, grazie.

Paolo

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