home ARCHIVIO, Coyotes Tipo i Blues Brothers. Però eravamo in tre: io, Muggiò e Mino.

Tipo i Blues Brothers. Però eravamo in tre: io, Muggiò e Mino.

Coyotes @ Rovigo2014

Formazione: Filippo, Sindaco, Antonio, Baffo, Mino, Gatto, Prof, Giorgio, Max, Sterno, Fungo, Dani, Ste, Lolli, Ross, Sante, Roby, Cipa, Antonello, Bubah, John.

Allenatore: Muggiò

Mino carica la borsa in auto, sale e annuncia che “I salami e il formaggio ci sono. Il vino è in fresco in ClubCasa e Fungo ha detto che vuole prendere due tavoli per quando facciamo tappa in autogrill”.

“Ok possiamo andare.”
“Ma non dovremmo pensare anche alla partita?”
“Stai tranquillo Muggiò…”
Il torneo di Rovigo non è un torneo come gli altri. Si gioca su uno dei campi storici del rugby italiano, è organizzato da una delle migliori squadre del nostro massimo campionato e mette in moto partecipanti da tutta Italia. Le richieste sono talmente tante che gli organizzatori hanno dovuto mettere il numero chiuso e per due volte abbiamo provato a partecipare arrivando sempre fuori tempo massimo. Ma stavolta…

Al ritrovo la tensione è palpabile. Il capitano e Baffo la stemperano prendendo a morsi mezzo salame tirato fuori da chissà dove (che alle otto del mattino ci sta), altri l’annegano in un vassoio di brioche e in qualche caffè del bar del parcheggio, ma è un timido palliativo.
Va meglio a Sommacampagna, dove facciamo sosta apparecchiando due tavoli da campeggio con vino bianco (per stare leggeri), zola, parmigiano, cetriolini, olive taggiasche, pane fresco e salame.
Con gli animi opportunamente rasserenati possiamo fare il nostro ingresso al Battaglini. Ci cambiamo e iniziamo a scaldarci in uno spazio di due metri quadri, eseguendo un esercizio che il coach Muggiò ha tirato fuori da “Allenatore & Sadico – binomio vincente”: corriamo a casaccio in tutte le direzioni cercando di passarci la palla senza farla cadere. Sembriamo un gruppo di detenuti isterici durante l’ora d’aria in un cortile troppo piccolo. Alcuni di noi hanno anche il fisico adatto al ruolo.
Alle 15 si gioca contro i Cavalieri di S. Giorgio, temuta e rispettata squadra di Genova, con cui abbiamo incrociato le armi più di una volta. Sulla carta è una squadra alla nostra portata, ma la prima partita di ogni torneo per noi è sempre critica, perché le nostre masse muscolari particolarmente imponenti necessitano di un riscaldamento estremamente lungo. Concediamo quindi partita senza riuscire a segnare nemmeno una meta. Pazienza. Come dicevo, la prima partita non la vinciamo mai. Siamo sereni.
Il secondo avversario che incontriamo sono gli Autumn di Roma. Durante il riscaldamento (che stavolta ci vede seduti o sdraiati sull’erba del Battaglini) Muggiò è categorico: “ragazzi, questa la pareggiamo e la prossima contro il Modena puntiamo a vincerla, ok?”
Interviene Fungo: “scusa Muggiò, ho visto giocare quelli del Modena. Ti posso parlare un secondo?”
Dopo un veloce conciliabolo Muggiò è categorico: “ragazzi, questa la dobbiamo vincere e la prossima contro il Modena cerchiamo almeno di pareggiarla, ok?”
Con il vento della fiducia del Coach a gonfiarci le vele, scendiamo in campo pronti a dare battaglia. Stavolta quattro punti non ce li toglie nessuno! Peccato che si tratti di punti di sutura, rimediati da Ste durante un… ahem… diverbio particolarmente acceso con un avversario.
Di mete, ahimè, nemmeno l’ombra. Almeno da parte nostra. Gli Autumn non sembrano avere problemi a segnarle una dopo l’altra. Pazienza, non si possono vincere tutte le partite. Siamo sereni.
Col Modena la musica cambia. Infatti non solo perdiamo, ma ci dobbiamo anche sorbire i consigli degli avversari che, approfittando degli schieramenti in touche, ci danno delle dritte su come essere più efficaci. Qui salta via un radio (nel senso dell’osso, non dell’elettrodomestico) e ci ritroviamo con un sospetto trauma cranico e un paio di costole probabilmente incrinate. Non si può dire che sia stata una delle nostre partite migliori, ma del resto si sa che l’ultima è difficile da vincere perché subentra la stanchezza. Siamo sereni.
Il torneo finisce così, con tre sconfitte su tra partite giocate. Ma dato che nel rispetto dello spirito Old non ci sono classifiche o vincitori, possiamo avviarci sereni verso il terzo tempo. Per arrivare in perfetta forma ci concediamo un po’ di riscaldamento con qualche birra (Roby si fa uno spritz), altro salame (Roby chiede un secondo spritz), del formaggio (Roby-Spritz ormai è fuori controllo), e una colomba pasquale in omaggio alle imminenti festività.

Mentre Roby-Spritz inneggia alla fratellanza universale e dichiara eterno amore allo Spritz, ci sediamo a tavola per placare (si spera) definitivamente gli appetiti e l’arsura della giornata.
Serata splendida, che passa fin troppo velocemente tra sfottò e cori campanilistici e che culmina con duecento vecchiacci in preda a commozione alcolica che cantano a squarciagola l’Inno di Mameli tenendosi abbracciati, con la mano sul cuore.
Il torneo di Rovigo non è un torneo come gli altri. E adesso anche i Coyotes sanno perché.

Filippo

Foto by Sterno, Sindaco e Muggiò

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