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The Walking CE

Sembra l’ultimo episodio di Walking dead ma in realtà è solo l’ultima di campionato e proprio prima dell’attesissimo finale di stagione. Il flagello degli infortuni, dei primi caldi, della primavera fa cadere Runners come i sopravvisuti della saga, appena dopo la vittoria nel derby e contro il Parabiago. Il tocco degli avversari è diventato contagioso e l’epidemia pare essere solo all’inizio. La lista è lunga e i nomi sono importanti. Vito, lo Zar, toccato duro in allenamento da uno zombo. Gonzo, il possente numero otto alle prese con una frattura al braccio dopo un morso di un’azzannatore bresciano. I due tallonatori di sempre, Marco Travaini fermato da una noia muscolare dopo un combattimento di taichi e Roberto Caserini, azzoppato dalla morbo della ciabbatta. Ma non è finita, tutto era iniziato con il capitano Chiesa anche lui contagiato dal virus al ginocchio. La mischia possente di qualche settimana fa perde pezzi, proprio in vista delle due gare decisive della stagione. Codogno prima, Casalmaggiore poi. Vietato sbagliare perchè il Cologno si è già risvegliato e alla classifica non importa il tributo di sangue pagato, importano solo i punti che nelle prossime settimane devono arrivare.

“Rick” Lasorsa è già corso ai ripari però, il campo è stato circondato da barattoli e lattine e filo spinato per evitare l’accesso a qualche zombo di troppo mentre “Shane” Gazza sta mettendo a ferro e fuoco la campagna cernuschese alla ricerca di personale armato da mandare nel castello. L’obbiettivo è semplice placcare gli avversari alle gambe è l’unico per fermarli e per non farsi mordere. Gli avversari sono attratti dal pallone e dai rumori e pare anche dalle salamelle e si muovono in branchi, di circa 22 persone a domenica. Tutti sono avvisati e tutti reclutati perchà al campo la battaglia sarà dura. Ma la domanda che tutti si pongono è? In quanto tempo si diventa zombi? Dipende, di solito ci vuole almeno un tempo ma casi documentati a Brescia parlano anche di soli 5 minuti. I sintomi sono gli stessi: palloni che cadono in avanti, poca aggressività, punti di incontro sbagliati e soprattutto il morbo peggiore: la salita difensiva dei morti viventi.

Proprio come nella serie originale chi sopravvive va avanti e le sfide anche se in meno si fanno sempre più toste. I nemici arrivano, sono implacabili, hanno fame e sulla martesana, blindata, si respira un aria strana.  La cerchia dei sopravvissuti si stringe pronta ad una nuova battaglia ma il bello della famiglia grigio amaranto è che il cuore non si ferma mai, anzi, si rigenera e chi indossa i colori diventa più forte senza rimpianto per chi è fermo o per chi recupera. Gli zombi sono avvisati, il Cernusco è più vivo che mai: si gioca insieme, in campo scendiamo tutti ogni volta e quando abbiamo bisogno ci siamo sempre, se continuiamo a dircelo, vuol dire che è vero. e il momento della verità è arrivato.  Allora benvengano anche le sfortunate coincidenze che lasciano il tempo a chi si è fatto male di recuperare con calma perche tanto in campo i colori sono sempre gli stessi. Desio Sala, l’allenatore dei miracoli diceva: “E’ più importante il nome che sta davanti alla maglia di quello che sta dietro”.  Ci sono nuove armi per combattere: l’entusiasmo, la voglia di concludere al meglio una stagione lunghissima e bellissima e sopratutto il Cernusco. Lo sa bene chi è diventato zombo, anche per una sola settimana… la cosa che davvero fa male è non poter scendere la sera a giocare con gli amici, a condividere un placcaggio, un passaggio millimetrico, un baffo del Gazza. Tranquilli ragazzi, non siete morti viventi, siete con noi e giochiamo insieme anche domenica, tutti al castello come una squadra grande quanto la Clubhouse.

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