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Chi ben comincia…

Tutti da piccoli hanno avuto un lontano zio, una nonna o una zia anziana e un po’ stravagante che amava parlare per proverbi e frasi fatte. E chissà quante volte vi sarete sentiti ripetere che “la gatta frettolosa ha fatto i mici ciechi” o che “una rondine non fa primavera”. Sarete stati tirati giù dal letto all’alba al grido di “il mattino ha l’oro in bocca” e vi avranno rifilato fino alla nausea la tiritera secondo cui “chi ben comincia è a metà dell’opera”
Tranquilli.
E’ tutto a posto.
Ci pensano i Coyotes a mettere in riga questi tangheri e a darvi l’occasione di rispondere: “E adesso? Eh?!? Come la mettiamo?!?!?”
Sabato 15 febbraio, mentre voi eravate seduti sul divano con la testa fra le mani ed il conto dei fiori di S. Valentino davanti agli occhi, gli indomiti Coyotes si sono recati a Monza per combattere questo ridicolo luogo comune nel modo che più gli è congeniale: gettando il cuore oltre l’ostacolo e ficcando la faccia nel fango di un campo di rugby.
L’avversario si mostrava tostissimo sulla carta. Il Monza è una squadra determinata, aggressiva e affamata e comprensibilmente decisa a non sfigurare sul campo di casa.
La sifda richiedeva una strategia vincente, decisiva e risolutiva. Chi meglio del coach Muggiò poteva trovare la giusta chiave di lettura dell’incontro? E così, negli spogliatoi….
“Dai ragazzi, mettiamo giù una bella formazione aggressiva per il primo tempo. Gli piazziamo subito due o tre mete e poi nel secondo tempo ci divertiamo!”
Perfetto!
Detto fatto!
Perché si sa che chi ben comincia…
E così alle diciassette e quaranta scendono in campo Sante, Giovannone, Filippo, 140, Giorgio, Nani, Greco, Mino, Antonio, Antonello, Prof, Cassina, Flaviano, Vasco, Miky, Henry, Lolli, Map, Fungo, Baffo, Robi, Ross, Je, pronti a dare battaglia su ogni singola palla.

Partiamo alla grande: rocciosi in difesa e taglienti in attacco, piazziamo subito due mete con due corse solitarie di Mapelli e Jerome.
La stratategia del coach regge alla grande.
Il Monza è sconcertato, folgorato, confuso. Si percepisce un nervosismo serpeggiante nelle fila avversarie che però sono molto rapide a riorganizzarsi.
Mentre la nostra mischia paga lo scotto dell’avvio al fulmicotone, teniamo d’occhio il cronometro. 20 minuti… 25 minuti… 30….
Al fischio di fine primo tempo l’orologio segna 40 minuti di gioco effettivi, i polmoni sono un lontano ricordo e a tenerci in vita è la promessa che richieggia dagli spalti: “dai ragazzi che poi c’è la Birra!”
Purtroppo il Monza ha sfruttato egregiamente il tempo extra per rimontare le due mete subite e alla ripresa siamo sul due pari.
Tutto da rifare.

Nel secondo tempo puntiamo tutto sulla nostra mediana. Grosso errore. Il Lolli sfoggia un nuovo caschetto giallo fluo che fa impallidire i giubbotti dell’Anas e grida a caratteri cubitali “LA PALLA E’ QUI!”.
Troppo facile per i nostri avversari seguire il segnale luminoso e neutralizzare qualsiasi nostro tentativo di segnare altri punti.
Troppo bravo il Monza a sfruttare ogni buco in difesa ed ogni nostra incertezza per realizzare.
La tensione diventa palpabile e non siamo certo aiutati dalla mancanza di ossigeno, dalla scarsa visibilità notturna o dai colori (molto simili) delle maglie che spesso creano grovigli indistinguibili persino per l’arbitro.
Dopo altri 40 minuti di gioco, il punteggio si ferma sul 5 a 2 per i padroni di casa. Un risultato che riflette sicuramente la bravura dei nostri avversari ma che forse non da piena giustizia al nostro impegno.
E mentre ci concediamo la seconda birra e il nostro valente capitano autografa l’ombelico di una giovane sostenitrice della palla ovale, riflettiamo tutti sul fatto che “chi ben comincia deve continuare meglio: altrimenti sono ca…voli amari!”

Filippo

NOTA: una doverosa menzione d’onore va a Sante “Driver” che al suo esordio in grigio-amaranto ha lottato come un veterano! Avanti così!

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