home Coyotes Quella sporca decina: Coyotes al Memorial Vinci di Rozzano

Quella sporca decina: Coyotes al Memorial Vinci di Rozzano

Pochi ma buoni, si dice di solito.
Beh, per essere pochi eravamo pochi ma sulla bontà dei presenti… diciamo solo che il risultato sportivo sembra raccontare una storia differente, ecco.
Ma andiamo con ordine.
Sabato 28, rispondendo ad un invito dei Chicken, ci siamo presentati sul campo di Rozzano per partecipare al Memorial Antonino Vinci, un quadrangolare Old.
Un quadrangolare decisamente atipico, visto che, a causa di una defezione dell’ultimo minuto, le squadre presenti erano tre.
E come se non bastasse, una delle tre era composta per metà da giocatori dei Thaka’ Tani e per metà dagli indomiti Coyotes, scesi lungo le rive del Tanaro (i primi) e della Martesana (i secondi) per rendere omaggio ai padroni di casa.
Eravamo in nove + uno: Filippo, Martino, Lolli, Roby, Giorgio, Rosario, Gianni, il Prof, Gatto e lo Sfregiato di Cologno.
L’organizzazione prevedeva due partite, ciascuna composta di due tempi da venti minuti.
Sembrano pochi, ma se il novanta percento della tua preparazione atletica consiste nello scattare dal divano alla poltrona per agguantare il telecomando, quaranta minuti a partita possono fare la differenza tra un normale ciclo cardio-respiratorio e l’ipossia.
E infatti…
Cominciamo a giocare contro i padroni di casa che, essendo appunto (per definizione) in casa, dispongono di schiere pressoché infinite di riserve. Gambe e polmoni sempre freschi e pronti a tenere alto il livello di gioco.
Iniziamo subito ad andare in sofferenza. I motivi sono molti: il buon gioco dei Chicken, i nostri ranghi ridotti, la mancanza di esperienza e di affiatamento (è la prima volta che giochiamo coi Thaka’ Tani), il vento che ci scompigliava i capelli e il fatto che avevamo le nubi negli occhi…
A tempo scaduto, il risultato è un 3 a 0 che lascia poco spazio a commenti.
Battute a parte, onore al Rozzano che ha sicuramente fatto vedere un buon gioco sia in attacco che in difesa, tenendoci quasi sempre nella nostra metà campo.
Subito dopo arriva la volta della Poderosa. “Ragazzi” bresciani con grande esperienza.
E qui sicuramente il debito d’ossigeno ha giocato un ruolo fondamentale.
Partiamo abbastanza bene, con una mischia che tiene botta e dei tre quarti che riescono a inventare qualcosa di interessante. Poi il primo sintomo: Martino inizia a lamentare che siamo in meno. Contiamo i giocatori in campo, ma la cosa riesce difficile perché tutti continuano a muoversi e, tra chi ne conta 22 e chi 8, non riusciamo ad arrivare ad un risultato convincente. Decidiamo quindi di fidarci del sempre arzillo Martino e facciamo entrare il 15mo uomo. Proseguiamo col gioco e alla prima mischia rifacciamo la conta. Stiamo giocando in 16 da quasi 3 minuti.
Facciamo uscire il 16mo uomo e puntualmente Martino ricomincia a protestare: “Siamo in meno! siamo in 14!!”
Stavolta riconosciamo altri sintomi dell’ipossia (labbra cianotiche, difficoltà nel linguaggio, continua a urlare “Adriana!! Adriaaaanaaa!”) e non cadiamo nel tranello.
Riusciamo comunque a non cedere troppo terreno e ad arginare gli attacchi della Poderosa.
Anche il Brescia, nonostante le fila più nutrite, sente la stanchezza e la partita si conclude su un meritatissimo 0 a 0.
Dopo il saluto riusciamo (con inaspettata facilità devo dire) a raggiungere il bar per rinfrescarci e dissetarci.
Il campo, come detto all’inizio, non ha certamente dato uno dei responsi migliori, ma abbiamo avuto l’occasione di rinsaldare l’ottimo rapporto con i Chicken di Rozzano e di conoscere meglio i Thaka’ Tani di Asti, simpatici, disponibili e generosi tanto in campo quanto fuori.
Giusto il tempo di stiparci nuovamente in 8 sulla rugby-mobile e sfrecciare contro il tramonto, verso nuove e inenarrabili avventure.
Come direbbe Rosario: stay tuned!


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