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FRANCESCO MUCCI: La leggenda dell’uomo del Rugby

2Sulle rive della Martesana, sotto alle banderuole del castello scorre un fiume di leggende. Nomi, aneddoti, storie di uomini e di azione che hanno creato il mondo grigio-amaranto. Ci sono storie che non si possono raccontare, storie che devono essere raccontate in momenti precisi e altre che solo alcuni possono sentire. Ci sono anche storie di leggende che vengono raccontate ai piccoli runners e che hanno reso grande questa squadra e tra queste c’è a la storia dell’uomo del rugby, una storia persa tra le serate in club house e i raduni del minirugby, una storia che all’inizio di una stagione cosi importante merita di essere raccontata…

La storia dell’uomo del rugby è una leggenda antica. Parla di un uomo, di un giocatore che il dio del rugby stesso ha adottato donandogli la forza e la passione per giocare, raccontare e migliorare il suo sport. E’ una storia vera ma che solo in pochi conoscono.

Le origini del racconto racconti sono vaghe, di certo siamo nella Milano degli anni 80 nella depressa Dergano. La crisi industriale ha colpito duro anche tra i ragazzi del tempo che sperduti nella metropoli in rovina trovano conforto nelle serate con Colpo Grosso e la borsa del Fumetto. Nel mondo sommerso di Dergano più fortunati giocano a palla in piazzetta e gli altri stanno a guardare lo sport nazionale: il Subbuteo. Proprio a Subbuteo un giovane ragazzo dalle belle speranze si fa strada vincendo con il suo amico Paolino tornei su tornei.  Appassionato di storie, numeri e ciclismo il giovane amante dello sport da sempre ha il sogno di provare ad uscire da quel ghetto e di portarsi dietro anche il fedele compagno di mille partite.  Il giovane e Paolino però dovevano combattere ancora contro il peggiore dei nemici, il mondo del calcio. Ipnotizzati dalle promesse di successo e di futuro i due dimenticano in fretta la loro voglia di libertà e provarono la facile via del pallone rotondo. Il giovane putroppo con la palla rotonda non ci sapeva molto fare, mentre al suo amico quello che piaceva di più era stare fuori dal campo a incitare squadre dalle divise rosse e nere. La crisi colpì presto il giovane ragazzo che, all’ennesimo liscio difensivo, aveva deciso di dedicarsi al ciclismo su pista. Fu allora che il dio del rugby decise che in italia, la sua firma sarebbe stata una Q. In una notte agitata, tra un postalmarket incrostato e un fumetto, il rugby fece visita al giovane ragazzo sottoforma di Spiderman o almeno ci provò perchè in realtà non fece in tempo a manifestarsi. Credendosi punto da un ragno ovale il giovane quella mattina si svegliò con strane sensazioni in corpo. La sua squadra del cuore, l’Inter, nemmeno se la ricordava più, il calcio divenne quasi roba da donne. Colto da nuove percezioni si rese conto di poter udire conversazioni a diversi metri distanza, di poter effettuare calcoli algebrici in tempi di record e di memorizzare le targhe delle macchine. Poi c’era lei, la strana palla ovale e i fumetti, quelli si che erano il futuro.

La squadra più vicina a Dergano era la ASR Milano, simbolo del rugby e della città, il posto giusto per capire. Col fido Paolino, costretto anch’egli ad indossare paradenti e scarpine la sua avventura iniziò. Abile in campo, concreto in allenamento e attento a tutto quanto accade nel modo il giovane in poco tempo si ritaglia un ruolo importante nel club. Il Rugby gli piace perche si è se stessi in campo, perche gli amici sono importanti e perché finalmente sa che è il suo modo per diventare grande. Il rugby ha scelto bene, il giovane è un esempio in campo e fuori e fa quello che tutti si aspettano da lui: da sempre tutto con il coraggio che solo il rugby sa donarti. Paolino intanto se ne va, il rugby è bello ma in campo non ci sono gli stimoli giusti*. Passano gli anni e il giovane diviene un uomo. Internet prende il posto di postalmarket, i fumetti diventano film, Chiappucci si ritira, ma il suo cuore resta uguale, anzi diventa più forte. Talmente forte da decidere di lasciarlo, quando nella sua squadra la voglia e il sacrificio lasciano spazio alla competizione e al protagonismo.
Un gesto leggendario, che il rugby vuole a se regalando al giovane una nuova missione.

Questa volta il sogno è più complesso: il rugby è difficoltà e come dicono alla sua amata Marvel “i buoni vincono sempre negli ultimi cinque minuti”. L’uomo del rugby  approda così a Cernusco, il posto che il rugby ha scelto per  la sua consacrazione. In campo conduce il suo impeccabile stile fatto di cuore e voglia e diventa un esempio per generazioni di giocatori grigioamaranto ma la sua missione è più importante. Studi, amici e voglia lo portano a inventare e creare una vera e propria casa del rugby fatta di serate, di eventi di feste che per tutti significano proprio tutto quello in cui credere. I numeri e l’organizzazione sono la sua corazza, il rugby la sua anima e non c’è spazio per il resto a parte qualche fumetto. Gli anni si susseguono, ne passano 14 e invece di sedersi sugli allori il signor rugby supera se stesso creando con le sue mani anche la festa che oggi è il vanto grigio amaranto e che per sempre resterà famosa e negli occhi di tutti quelli che il Cernusco lo hanno vissuto davvero.  Il rugby si compiace perché la missione è compiuta e il “piano” era quello giusto . Ora Spiderman è un film per neofighetti e che anche Avengers è stato creato, l’uomo è diventato leggenda e la cosa più bella è che dentro di lui nulla ancora è cambiato anche se l’amore ha fatto breccia tra i numeri di targa, di tram e di telefono.

Ecco il signor rugby, l’uomo che ha vinto un mondiale di spogliarello veloce, l’uomo capace di perdere la voce in un drink, il fondatore dei suoi alcoolica. Ecco la storia di uno degli uomini che più di ogni altro rappresenta il Cernusco di oggi con il suo passato e con il suo presente più possente che mai.

Lo sappiamo, i bambini che sentono questa storia guardano sognanti le banderuole del Castello, anche loro forse potranno diventare come lui, l’uomo del rugby, e giocare con gli amici allo sport più bello del mondo. La figata è che intanto lo possono incontrare, tutte le volte che vogliono. Basta presentarsi al campo al martedì, al giovedi, al venerdì o venire a vedere i runners la domenica.
Lui si volterà a guardarvi, ascolterà cosa direte e saprà esattamente che cosa volete chiedergli, anche se state parlando a bassa voce a tre tavoli di distanza perchè lui si chi le adora i piani ben riusciti.

e ricordate…
…se qualcuno  ha un problema rugbystico che non può risolvere e se riuscite a trovarlo forse, potrete ingaggiare il famoso Q aka Francesco Mucci.

*Paolino e q sono ancora amici, hanno preso strade diverse. Q sta al rugby come Paolino sta al Milan. Entrambi dal ghetto ci sono usciti eccome.

Lino Cagno
io 10.000 tu nemmeno 10

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