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Una normale domenica da Road Runner

E’ mattina ma non è una mattina normale. Ci sono stati terremoti in settimana, con un paio di belle scosse a Milano.  E’ domenica si ma di stare in casa proprio non se ne può più. Fa freddo, fuori c’è una nebbiolina che nasconde il sole ma non è cosi importante. Certo potrebbe anche nevicare, mglio così. In tv solo notizie e campionato di calcio ma la testa è altrove. Colazione dei campioni, un controllo alla borsa e via. Le strade sono vuote la domenica la gente sta in casa, specialmente se fa freddo e c’è la crisi. Qualcuno però esce, e ha in mente una cosa sola. Non è il primo giorno di scuola, quello c’è già stato. Adesso ci sono gli esami, quelli veri, quelli che poi se non lo passi a casa sono cazzi.

Non vedi l’ora di arrivare al campo perche almeno cominci a collegarti con il Castello e ti dai una calmata, poi vedi il Assandro, il capitano, che sistema le maglie e ti ritrovi finalmente dentro quello che volevi. Era da ieri sera che lo avevi in testa e adesso come ogni volta lo capisci. Volevi essere li ma non sei da solo, ci sono tutti quelli che questo lo hanno provato almeno una volta nella vita.

Ti accorgi in quel momento che sei una parte di qualcosa di grande e tu piccolo da solo non vali nulla. Devi essere orgoglioso di entrare in campo ma se ci pensi bene sei orgoglioso solo di esserci perché non vorresti essere da nessun altra parte e, se poi ti fermi a pensare, capisci anche quanto è importante per te ladomenica da Road Runner. Quando ti chiamano e saluti la gente che indossa i tuoi stessi colori sai che devi dimostrare di valerli.

L’esame di oggi si chiama Botticino ma non è cosi importante il nome. I ricordi sono moltissimi: stadio dei marmi, giacomo che risponde alla chiamata dal bagno, la prima di Chiesa ma soprattutto il più fresco è la vittoria a tavolino dell’andata e i 40 subiti non scritti a tabellino. Lo sai bene che tutti quel risultato lo guardano con gli occhi storti e sai anche avrai la possibilità di dimostrare sul campo quello che ti passa per la testa. Ma i punti e il tavolino però non c’entrano perché mentre il Cernusco gioca il tuo sistema è al massimo e non aspetti altro. Me lo dice Rescigno con la sua cuffia tazarra o Vagliani con più fasce che pelle scoperta che più il tempo passa più vuoi che la partita cominci. Tempo di sbagliare l’ennesima fasciatura nervosa ed ecco il momento del generale Gazza, adesso c’è lui alla guida del tuo sistema. Sai quello che devi fare, il problema è farlo ma stavolta sarà diverso. Stavolta è la tua domenica.
Testa, signori” dice Mucci, il pilone della squadra non solo in campo ma fuori, mentre Lasorsa ti mette in tasca di nascosto un pezzetto di cuore dicendoti con gli occhi “tu non te ne accorgi ma oggi in ruck ci sono anche io”. Lo sai che c’è, sai c’è anche il tuo compagno rotto o il tuo rivale per quella maglia che il fato ha relegato al dietro la rete.
Ci sono tutti nella maglia che indossi, ecco perché un filo pesa più di quanto dovrebbe ma è solo un impressione. Se il Castello si scalda lei ti fa volare, chiedi a Cerutti, il giocatore più forte del mondo.
Cinque minuti, la chiama. Certe volte non ti ricordi nemmeno il cognome. Il numero quello te lo ricordi mentre fai vedere i tacchetti.  Ti hanno applaudito i tuoi compagni mentre la prendevi e qualcuno le ha dato anche nome mitologico alla maglia.
Si entra in campo, fa freddo, sei già stanco. Hai il fiatone? Va tutto bene è normale, è una splendida giornata per giocare a rugby. Tu sorridi, chiunque l’abbia detto ha ragione.

Sono le 14.30, il Castello è pieno. Ecco la magia.

Mischia a destra si comincia…

Ci hanno insegnato che si vince e si perde nella vita. La lezione più importante però la devi imparare ogni domenica, perche ogni volta vincere e perdere è una cosa nuova

Lino Cagno

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4 thoughts on “Una normale domenica da Road Runner

  1. rettifico,giusto per la cronaca:
    non è che qualcuno dà alla maglia un nome mitologico e che la maglia con quel numero si chiama cosi’, cazzo.
    excalibur è excalibur, non una spada bella, nemmeno durlindana e cosi’ nemmeno Lei.
    bell’articolo, Lino, grazie

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