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CARLO VAGLIANI, una vita da mediano

Vagliani in versione sport estremo. Lo vedremo su Guess?

Non deve essere facile per un (grande) uomo non molto grande giocare a rugby.
Ah non è per me” dicono quelli a cui chiedi di fare un salto ad allenarsi. “Va bene per che voi siete tutti grossi” dicono, abbozzando il sorriso di circostanza prima di sedersi sul divano o di mettere i piedi sotto al tavolo per la spaghettata del lunedì.
Chissà cosa ne pensa Carlo Vagliani di queste persone.
Lui che grande non è ma che ogni settimana si trova a placcare e fermare bisonti più pesanti e più alti . Lui che dopo ogni partita si domanda se davvero è stato in grado di onorare il campo e la maglia che indossa. Lui che deve anche guidarli, i suoi di bisonti, e che se sbaglia son dolori…eh si amici del divano,  il rugby non fa per voi ma il motivo è perché c’è gente come Charlie a Cernusco.

Schivo all’inverosimile Charlie è antipersonaggio per eccellenza,  questo la gente lo sa e per questo quelli che stanno con lui lo adorano. Chi lo conosce sa quanto può essere determinante il suo contributo, in campo e fuori dal campo, da compagno e da amico (chi più chi meno). Piccolo ma fortissimo, agile ma potente, pacato ma determinato.  Ecco l’esempio che è diventato il simbolo del Rugby Cernusco in anni di sofferte partite con tutto il fardello delle decisione a pesare sulle sue ripartenze veloci. Il Castello è la sua casa anche se lui vorrebbe essere in tanti posti contemporaneamente. Su un ghiaccaio a piedi, in moto tra le paludi, in compagnia di Mucci in giro in bicicletta per l’europa o nel deserto di Pota a fare le penne nel deserto. Eppure a settembre è sempre il primo in campo e se salta un allenamento vuol dire che è proprio rotto.
Parole poche, fatti tanti ma anche un paio di difetti qua e la: primo tra tutti la puntualità. In campo non tarda di un minuto ma vedersi fuori dallo spogliatoio è un disastro, chiedete al suo fidanzato Accurli.

Altri difetti? Appassionatissimo di piste di atterraggio e boschetti il buon Carlo tiene sempre tantissimo a quello che fa, tanto che a volte è talmente perfezionista da non godersi nemmeno l’evento. Un pò come in campo quando il capitano arriva ansimante dopo un calcio di punizione sperando di riprendere fiato e il piccolo folletto ti guarda, e mentre stai indicando i pali all’arbitro, è già avanti 10 metri seminando il panico tra compagni e avversari. Carlo è così, non doveva essere placcato e allora adesso ve la vedete con lui. Quanti siete? 2, 5, 15? Non importa, fatevi sotto.
Un esempio? Botticino, tanti anni fa. Lo stadio dei Marmi è implacabile con il Cernusco, Carlo è in macchina e ascolta it’s a log way to the top ma non dice una parola. Gli chiediamo se è triste ma lui non risponde, a volte è fatto così. In campo la sfida è dura, la mischia non fa quello che lui chiede e allora Carlo decide di fare a modo suo. Giocare da soli? Mai a rugby, meglio prendere letteralmente a calci i poveri compagni di squadra per spronarli a dare il massimo. Lo stadio dei Marmi resta allibito ma il Cernusco torna in carreggiata e vince tra gli applausi del pubblico bresciano.
Esempio di duttilità atletica e forza di volontà fuori dal comune Vagliani ha sempre nella borsa con un kit di eccezione: un palmare multifunzione collegato via satellite con il centro controllo di Guessherm (FCA), un bagno portatile da portachiavi, un kit di emergenza per gli attacchi di sonno e una piccola bici con la quale anni fa vinse una tappa e la maglia nera al giro di Konè.
Poco importa allora se anche questa volta per un giorno lo vedremo triste o non lo sentiremo parlare.
Anzi io prima di giocare un po’ ci spero che sia triste…

Lino Cagno

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